martedì 12 marzo 2013

Agnelli e porporati

Che se poi uno si ferma un attimo a ragionarci bene, alcune frasi date da tempo per ovvie e scontate stridono e danno un senso di mirror climbing:
"Eh, ma, i preti sono uomini come tutti gli altri. Con i loro pregi e i loro difetti, con le loro virtù e i loro vizi, con i loro eroismi e le loro bassezze".
...
"...come tutti gli altri?..."
...
Eh no cacchio, se tu sei un pincopallo qualsiasi fai il pincopallo qualsiasi! Se sei un uomo come tutti gli altri, fai l'uomo come tutti gli altri, con pregi, virtù, vizi e abomini, e avrai, come è giusto che sia, la giustizia degli uomini, a premiare i tuoi meriti e a punire le tue colpe!

Se sei un uomo qualsiasi non puoi fare il prete.
Il prete non deve essere un uomo qualsiasi. Un prete deve una persona eccezionale.
Deve. Punto.
Se non lo è, ciccia. Si arrangiasse come gli altri uomini fanno.

Ma esistono preti così?
Esistono, eccome:
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=382864445145273&set=a.125790867519300.22213.108021582629562&type=1&theater

Ma sono pochi.
E' quello il vero problema.




mercoledì 9 gennaio 2013

Lo Hobbit

Sono andato a vedere Lo Hobbit con la mocciosa.
Mie considerazioni:
E' da mettere in conto che il linguaggio cinematografico è tutt'altro del linguaggio bibliografico, ed il primo tende a essere in genere molto più stringato nei confronti del secondo.
Solo che secondo me si è perso un po' troppo.
Dato lo spezzettamento in tre puntate di un testo di appena 200 pagine, e date le TRE ORE di durata solo di questo episodio (rette benissimo dalla mocciosa, contrariamente a quanto temessi), forse c'era spazio per un po' di respiro introspettivo, dato il cammino tratteggiato dall'autore verso una maturità piena del protagonista.
Un paio di esempi: quando Bilbo giunge a Rivendell, oh, scusate, Gran Burrone, sembra dia per scontata la visione di elfi, quando invece sul testo, in mirabile suo dialogo con Gandalf, rivela che questi esseri erano per lui una vera e piacevole sorpresa. E la perdita dei bottoni del suo gilè, vero taglio traumatico di cordone ombelicale, è appena abbozzata col tratto tra l'ironico e la gag.
Mi ha perplesso l'interpretazione di Martin Freeman. Non so se la cosa fosse voluta o meno, ma in un paio di inquadrature vi ho intravisto la maschera "british humour" di Gene Wilder (lui, che era statunitense). Ma so' io che so' strano.
C'è anche spazio per cose che non c'entrano, come la presenza di Saruman a Gran Burrone, tra l'altro con un Cristopher Lee che perpetua il suo Dracula.
Tralascio la caratterizzazione dei personaggi, evidentemente voluta da un adattamento epico anziché caricaturista, che vede i nani tutto sommato proporzionati a degli umani, a discapito di un Gandalf che sembra perennemente sui trampoli. Arcicomica la trovata di un Bombur palesemente simile a Obelix.
Una menzione speciale va al grande Gigi Proietti. Temevo che il suo doppiaggio evocasse la teatralità dei suoi tanti spettacoli comici, e invece devo dire che neanche a metà film non ci ho fatto più caso. Assente qualsiasi inflessione dialettale. Addirittura in certi passaggi neanche lo ravvisavo. Chapeau per un artista veramente completo.
Considerazioni della mocciosa:
"Non mi piace. Mette paura".
Vero. E' saltata sulla poltrona almeno cinque volte. Il fatto è che Jackson ha il 3D e sa come usarlo, non c'è che dire. E poi, vabbè, ci sono episodi di alta macelleria, inevitabili in un epopea di scontri fisici, ma con gran senso di "politically correctness" neanche una goccia di sangue.
Per finire, un meritato plauso alla colonna sonora, azzeccatissima (meno la sigla finale, ma chi l'ha ascoltata?).