giovedì 28 maggio 2009

Birra



Dio esiste.
E fa il birraio.

E usa il teledrin.

Suocere

Essere suocere non è una casualità.

Non è neanche una scelta, una vocazione o un evento ineluttabile.

E' un cromosoma.

Infatti si può essere suocere anche a 5 anni.
O da zitelle.

mercoledì 27 maggio 2009

SuperiorStabatGarou

Una delle cose che mi mette letteralmente i brividi è che la concezione di questo sito, ahem, blog, è nata senza aver minimamente percepito l'assioma lupo-garou, che per un rolegamer che si rispetti dovrebbe essere limpido come acqua di fonte (con annesso agnello più in basso in bundle).

Che ci crediate o no, tutto è stato involontario (o quasi, ma anche no).

Ian Phoelics Vralkerer
Galliard del clan Fianna

Donne, capitolo I

Che c'era qualcosa che non andava se ne accorsero in tempi remoti e lo lasciarono scritto addirittura sulla Bibbia (casomai qualcuno dicesse "io non lo sapevo").

Poi nessuno ha letto più la Bibbia, e ora tutti a lamentarsi.

Infatti i preti, che la Bibbia la devono leggere per forza, sono tutti celibi.

Siccome la prima dote di un laparotata... laparotoma... di uno che non si fa i cazzi suoi è quello di osservare, io osservo, soprattutto la mattina presto andando al lavoro (c'è chi si porta il lavoro a casa... io mi porto i sogni sulla metro A...)

Premessa doverosa: io non sopporto pesi superiori ai 100 g che mi gravitino sulle clavicole o sui metacarpi. Una opzione è rappresentata dal marsupio, al quale dedicherò una ode a parte.

E, a causa dei cromosomi, mi capita spesso di osservare le donne, mie compagne di viaggio in metro suburbana. E alle loro dotazioni "al seguito".

Dotazione standard: la borsetta
Che dire? Io non riesco a trovare neanche il fazzoletto in fondo alle mie tasche; loro utilizzano il touch detector per individuare a tatto nella borsetta bersagli di diametro inferiore ai 5 mm. Chapeau.

Primo add-on: la borsa computer
Con tanto di logo in bella mostra. E io penso: e sono già due clavicole occupate. Poi guardo la mia panza, il marsupio, e penso al grande optional della costola in meno.

Poi il tarlo del laparotomata-ta-ta si insinua e formula la domanda del serpente sull'albero della conoscenza: ma non si potevano ficcare gli ammennicoli della borsetta nella borsa del computer? Qualcosa di vecchio di almeno quattromila anni risponde: no, non si poteva (e aggiunge: non hai letto i sacri testi?)

Secondo add-on: il trolley
Succede soprattutto il lunedi mattina ed il venerdi sera.

Allora, bella ragazza mia: si deduce (caro dr. Watson) che sei di origini extraterritoriali, come minimo oriunda, e tendi nel weekend a tornare alle ombrose e protettrici fronde della tua gens.

Ma allora... allora... spiegami perché:

- maledici i romani, la loro città, i loro trasporti, i loro posti di lavoro, il loro clima e le loro famiglie;
- "Roma è una città di merda, la metro è sempre affollata" (soprattutto il lunedi mattina e il venerdi pomeriggio, aggiungo io);
- "Ci sono un sacco di extracomunitari! Perché non se ne tornano al paese loro?" (questo lo penso anch'io, ma non ti dico nei confronti di chi).

Ma soprattutto...

MA PERCHE' FREQUENTI LE DISCOTECHE ROMANE IL SABATO SERA??!! Hai fatto una convenzione col Cotral? Due A/R al prezzo di un giro turistico? E poi... non lo sai che le discoteche di Roma... sono piene di romani?!!

Ma poi mi rassegno... perché, almeno due volte a settimana, ti punisci da sola: borsetta, computer e trolley. Ma figlia bella, non potevi ficcare tutto nel trolley?

Si riaffaccia sir Biss con una mela in bocca... "e fe poteva, fafeva tutto 'fto cafino?". Touché.

Terzo add-on: le bustine dello shopping
E qui mi arrendo. Dove cazzo hai fatto shopping alle 7 di mattina? Allo spaccio della Tiburtina? Ma quanti policarpi ti ritrovi per rinunciare ad infilare quelle cazzo di bustine nel trolley o nella borsa computer? Ma ti pagano per fare pubblicità? Ma ti pagano tout-court?

Quarto add-on: la borsa della palestra
E siamo al parossismo. Ricapitoliamo: borsetta, borsa computer, trolley, varie bustine shopping, e al posto della soma la borsa della palestra. Ché qualsiasi uomo, a quel punto, direbbe: ok, ginnastica l'ho fatta, ora vado a casa a farmi una bella doccia.

Loro no. Vanno al lavoro. Poi usano idraulico liquido come deodorante. E ogni volta che si appoggiano al corrimano della metro si stacca un iceberg dalla terra della Regina Maud.

(piccolo intervento di contraltare: noi uomini invece inventiamo l'aria condizionata per poter stare in ufficio in giacca e cravatta. Poveri fessi. Facciamo come le donne: domani tutti in ufficio in canotta, bermuda e ciabatte)

Almeno loro vanno in palestra con i mezzi pubblici. Allora colgo l'occasione per evocare dai recessi dell'abisso della desolazione la maleditio immonda per coloro che vanno in palestra in auto:

ma brutti stronzi, se arrivaste in palestra a piedi o in bicicletta, vi accorgereste che non avreste alcuna necessità di andare in palestra: "Oh cazzo, sono tutto sudato, torno a casa, hop, hop". Oltretutto gratis e senza fregare il posto auto ai residenti, che devono attendere il vostro fottuto turno di cyclette per poter riabbracciare i figli.

Come dite? Così non si rimorchia?

Mi appare il Serpente Piumato Quetzalcoatl con un cocomero in bocca che mi apostrofa in quetchua precolombiano: "Ma seconno te, se va 'n palestra pe' fa' ginnastica? 'A cojone, se fa' ginnastica 'doppo'..."

Cose che non c'entrano 1 (cit.)

Una persona per la quale nutro metà dell'ammirazione che merita (aricit.) ha detto un giorno: "Scrivi! Scrivi qualsiasi cosa, ma scrivi! Sicuramente farà ridere!...". Ora, siccome è estraneo alla mia weltanschauung fare ridere o anche solo il provarci, io resto adeso al programma del mio primo post. Ovvero, questo è il mio intimate network, catch as you can. Per cui mi/vi delizierò con sproloqui di cui faticherete a trovare nessi.

Del resto, ripeto, questo è un blog che non voleva essere un blog.

Diciamo che do la stura ad una sorta di stream of consciousness, scrivendo e/o citando brani che forse, ad una prima lettura, sembrerebbero più adatti ad uno show che ad un manuale di laparatomia sociologica.

Resta sottinteso che tutti i testi inediti sono rigorosamente coperti da copyright. Ho infatti inviato i manoscritti al mio avvocato difensore, che interverrà in caso di controversie.

Il mio avvocato difensore è una mazza da baseball Spaccarotule modello Black 17 lungo, che non so cosa cazzo significhi, ma rende l'idea.

Può essere usata di taglio, e, talvolta, anche di punta.

E questo si capisce anche senza spiegarlo.

Pregare

Pregare è chiamare Dio al teledrin.

Equilibri

Gli agnelli tecnocrati della nostra epoca ci hanno insegnato che l'equilibrio è invariabilmente quantificato in 50 e 50.
Sbagliato.
O almeno, 50-50 non è l'unico equilibrio della nostra natura umana.
Esistono altri equilibri, non meno validi; 51 e 49, ad esempio.
Ma ci si può spingere anche molto più in là. Sempre, ovviamente, tenendo presente il nostro dualismo lupo/agnello.
Che, avrete capito, è il leit-motiv di questo blog (che non voleva essere un blog).

Cosa serve per giudicare "equilibrata" una coppia? 50-50, è la nostra idilliaca risposta.
Ma già nel giardino dell'Eden qualcosa non andava per il verso giusto.

Come fa a resistere nel tempo una coppia dove lui picchia a sangue lei ogni giorno?
98-2.
E', incredibilmente, un equilibrio che una coppia di questo tipo rappresenta. Indissolubile. Io ti picchio per un nonnulla, e tu stai lì a prenderle. Punto. E siamo una coppia.
Certo, dovrai coprire ogni volta i lividi sul tuo corpo. Non è bello doverti giustificare di fronte alle tue amiche. Sei caduta: ti succede spesso ultimamente.

E siamo una coppia.
98-2.
E siamo in equilibrio.
Cosa significa? Che io te le do, e tu le prendi. Semplice.
Il lupo prepotente e l'agnello che, invece di sfancularlo, se ne fa una ragione.

98-2. E' un equilibrio.
51-51 non è un equilibrio.
E neanche 49-49.

Perché SuperiorStabatLupus?

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si abbeveravano allo stesso
ruscello.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Il lupo era più in alto
e, un po' più lontano, in basso, l'agnello.
Il lupo cercò subito la causa di
un litigio, incitato dalla sua gola insaziabile.
"Smetti di bere" disse "Non
vedi che mi intorbidi l'acqua?
E l'agnello, tremando:
"Ma come è
possibile" rispose l'agnello "se l'acqua scorre da te verso di me?"
Ma il
lupo aggiunse:
"Sei mesi fa hai parlato male di me!"
"Sei mesi fa... non
ero ancora nato!" rispose l'agnello.
"E allora sarà stato tuo padre a parlare
male di me!"
E così, senza aggiungere altro, lo uccise.

Fin qui la favola del grande Fedro.

Chi è il lupo? E l'agnello?

Vediamo un po'. Il lupo dice (e fa) esattamente quello che ci si aspetterebbe da un lupo.

Io sono il prepotente, e tu sei il debole.

Io l'autorità, tu subisci.

Tu sei preda, e io me te magno (cit.)

L'agnello no. L'agnello non si comporta in maniera speculare, portandosi allo stesso livello del lupo, ma anzi, si pone in modalità diametralmente opposta.

L'agnello tenta, incredibilmente e invano, di riportare il lupo sulla strada del ragionamento logico, rendendosi, di fatto, ancora più debole e preda.

E, in un certo senso, altrettanto prepotente e vanesio del lupo nel cercare di insinuare il germe della razionalità in un discorso già determinato.

Fedro era troppo intelligente per non poter prevedere altre possibili risposte da parte dell'agnello.

Volete provare anche voi? Cimentatevi, e, credetemi, è un utile esercizio.

Di possibili risposte me ne vengono almeno tre:
"Fottiti"
"Non sto bevendo, sto cagando"
e poi la mia preferita:
"Hai perfettamente ragione. Scusa, lupo, perdona la mia ingenuità. Per riparare il mio torto, ti propongo di scambiarci di posto" !

(Non che queste risposte evitino la morte dell'agnello, anzi, semmai la renderebbero più rapida. Ma come vi dicevo, essa è già preordinata).

E' evidente che Fedro vuole dirci qualcosa.

C'è un po' di lupo e d'agnello in tutti noi. Prepotenti e ottusi, predatori e prede, illogici e logici, passionali e razionali...

L'influenza orientale, riassunta in tempi più recenti dal dualismo Yin-Yang è fin troppo evidente. Una perfetta istantanea della nostra natura umana, in ogni epoca.

Avrei potuto anche chiamare questo blog "ilreènudo.blogspot.eccetera".

Ma vuoi mettere?

lunedì 18 maggio 2009

E vai di blog

Questo è il mio primo post.
Questo è il mio blog che non voleva essere un blog.
All'inizio era presente il concetto di un sito, articolato, forse troppo articolato, nel quale sciogliere i meandri della mia idea di intimate network.
Sì, intimate network, il contrario di social network.
Perché il mio social network già esiste. E' fatto dalla cerchia dei miei amici, dalle serate che passo con chi ho il piacere di condividerle, dalla musica che ascolto insieme a chi è o sarà in grado di apprezzarla o criticarla, dalle (purtroppo rade) scorpacciate e bevute con chi condivide le mie (purtroppo troppe) passioni.
E' fatto dai miei interessi, dalle mie paure, dai miei dubbi, dalle mie nefandezze, dalle mie certezze, dalle mie idee, dai miei eroismi e dalle mie cazzate. Ma soprattutto, è fatto da chi ha contribuito, nel bene e nel male, a essere me stesso.
Il social network (internet 2.0, quasi un voto più che insufficiente) a cui ci vogliono abituare è fatto di cose come Feisbùk (e similari).
Io odio Feisbùk.
Feisbùk, è come stare in vetrina.
Di persone che stanno in vetrina, che io sappia, ce ne sono ad Amsterdam.
Ma almeno loro si fanno pagare.
Voglio dire, a tutto c'è un prezzo.
E, sempre che io sappia, non è che poi se la passino tanto bene.
Feisbùk. Ritrovare i tuoi amici di infanzia.
Come disse qualcuno, compiendo l'eroico gesto di unire una sinapsi ed un neurone, se vi siete persi di vista un motivo ci sarà.
Ma serve anche per lavorare, mi dicono. A parte il lavoro in vetrina di cui sopra, a me per lavorare basta un telefono e Exchange (sì, lo so, ma non è colpa mia).
Ora vogliono impormi Blackberry.
Vade retro Blackberry!
Non so quanti anni avete voi, ma io rimpiango i tempi del Teledrin.
Per i più giovani, il teledrin era un simpatico apparecchietto, che riceveva messaggi (numerici!) spediti via telefono da chi si voleva mettere in contatto con voi.
NON comunicare, ma mettersi in contatto. In un certo senso, la richiesta di essere, *volendo*, richiamati.
Questo ciospino aveva tre ENORMI privilegi, che il so-called so-cial network ha distrutto:
  • la stringatezza (e quindi la concretezza) del messaggio;
  • nessun feedback: non c'era la minima garanzia che il messaggio era stato ricevuto. Da qui il terzo vantaggio:
  • totale discrezione (altro che s.n.) lasciata al chiamato se richiamare o fare lo gnorri.
E poi c'era la creatività nel rilasciare i "codici brevi" alla propria cerchia di conoscenze: uno a mamma e papà, uno alla moglie, uno all'amante, uno al capo, uno alla sorella, uno al fratello, uno alla zia, ecc.
Eri tu a "taggare" chi ti chiamava. Non il contrario.
Il teledrin è morto. Que viva teledrin.