Ve l'avevo già detto che so' strano.
Ma per fortuna non sono il solo.
Seguitemi col ragionamento e ditemi dov'è che sbaglio.
Se sono un medico, e vengo radiato dall'ordine dei medici, ben difficilmente troverò un criminale che mi autorizzi ad usare nuovamente il bisturi.
Se sono un ingegnere, e vengo radiato dall'ordine degli ingegneri, ben difficilmente troverò un criminale che mi affidi la realizzazione, che so, di un ponte.
Se sono un giornalista, e vengo radiato dall'ordine dei giornalisti, ben difficilmente troverò un criminale che... oh cazzo, questo l'ha trovato. Quando si dice il culo.
P.S. Piccola postilla. Gad Lerner, per lo stesso motivo, ha dato le dimissioni come direttore di un TG Rai. Ma se non sapete chi sia Gad Lerner, date un'occhiata qui e qui. Ah, non sapete neanche chi sia Feltri? Bene... non importa...
venerdì 25 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
Guerra e pace
Oggi do' un'occhiata al giornale (qui). Tralascio i miei commenti sulla guerra, e su tutte le guerre in generale, che si confonderebbero tra gli innumerevoli simili e non.
Ma mi colpisce questa frase: "Non è vero che il mio fidanzato partecipava alle missioni all'estero perchè ci servivano i soldi per sposarci. Per questo ci avrebbero aiutato le nostre famiglie, quindi non avevamo problemi per sposarci. Semmai i soldi delle missioni li avremmo usati per la casa".
Sono solo io che rabbrividisco (perché so' strano) quando leggo queste cose, o c'è qualcun altro che come me nota qualcosa di tremendo?
Ma mi colpisce questa frase: "Non è vero che il mio fidanzato partecipava alle missioni all'estero perchè ci servivano i soldi per sposarci. Per questo ci avrebbero aiutato le nostre famiglie, quindi non avevamo problemi per sposarci. Semmai i soldi delle missioni li avremmo usati per la casa".
Sono solo io che rabbrividisco (perché so' strano) quando leggo queste cose, o c'è qualcun altro che come me nota qualcosa di tremendo?
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martedì 7 luglio 2009
mercoledì 24 giugno 2009
Lupi, o agnelli?
Essere messi in condizione di non sapere è cosa ben diversa dal non sapere.
Così, casomai ve lo foste perso.
Così, casomai ve lo foste perso.
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lunedì 22 giugno 2009
La misura è colma & faccio outing
A Roma si direbbe "l'avete fatta fôra der vasetto", ma siccome una rosa è una rosa è una rosa, dico "avete rotto er cazzo tutto".
Visto che il mago Otelma in borghese si dà alle esternazioni, esterno pure io per dire che, in ogni tempo e in ogni paese, un gravissimo pericolo per la democrazia è rappresentato dalla censura.
Visto che il mago Otelma in borghese si dà alle esternazioni, esterno pure io per dire che, in ogni tempo e in ogni paese, un gravissimo pericolo per la democrazia è rappresentato dalla censura.
sabato 20 giugno 2009
Lupi di mare e di montagna
Sì, vabbè, la soluzione dell'indovinello cretino quanto basta era proprio: la montagna.
E ora ne approfitto per descrivervi il perché la preferisco al mare.
Non perché abbia qualcosa contro il mare, anzi. Ci ho passato innumerevoli estati della mia infanzia. Per questo motivo ad un certo punto mi ha stancato, ho inforcato la moto e l'ho diretta verso salite e tornanti.
Mi piacerebbe dirvi che non sono più tornato indietro. Di sicuro ogni volta che torno a valle ho il cuore distrutto dalla nostalgia. Non so se vi è mai capitato di trovarvi in un luogo capace di far esclamare al vostro spirito "io appartengo qui". Inoltre, riesco ad apprezzare la montagna solo in primavera-estate. Certo, i monti imbiancati d'inverno hanno il loro indiscutibile fascino. Per questo mi sono chiesto (e risposto) il perché di queste mie convinzioni e attitudini.
Il motivo è semplice: perché la montagna è selettiva. Il mare no. Inoltre non si presta ad essere facilmente usata, se non con un paio di sci ai piedi.
L'uso: ecco il fulcro del fascino che ne subisco.
Il mare non lo si vive: lo si usa. Gli unici che vivono il mare sono i pescatori e qualche raro esempio di sport subacqueo. E non venitemi a dire che il windsurfing e lo sci nautico sono degli sport: sarei tentato di proporre al comitato olimpico le gare di aquiloni ed il lancio dei coriandoli come discipline sportive.
Anche la montagna d'inverno subisce lo stesso uso: alla stregua di un pittoresco parco giochi viene violentata da orde di dementi capaci solo di correre in discesa.
Il mare accoglie tutti: grandi, piccoli, palestrati, obesi, mascalzoni, bamboccioni, nullafacenti, caciaroni e monnezzari. Tutti accomunati dall'idea che, dal momento che si paga (pagare?), si ha il diritto di fare ciò che si vuole, possibilmente sopraffacendo prossimo e natura, fracassando panorami e maroni.
La montagna, durante la bella stagione, ti comunica subito la sensazione di essere un ospite. E neanche tanto gradito. Se ti mostri rispettoso, ti si offre gratuitamente. Se sei venuto solo per far caciara, difficilmente riuscirai a percorrere pochi metri di qualsiasi sentiero: te ne tornerai a valle, raccontando a tutti che la montagna è noiosa ed è per i vecchietti (a trovarne uno!...). E' selettiva, la montagna. Tu sì, tu no. Per te ho esperienze inimmaginabili, tu provvedi di andare a ramengo e non tornare più. Nessuno sentirà la tua mancanza (per fortuna).
Non so nelle altre città, ma a Roma esistono alcuni grandi parchi (chiamati storicamente ville) il cui interno è visitabile solo per chi ha intenzione di camminare un pochino. Perciò, alcune zone più belle di queste ville sono conosciute solo a pochi appassionati e ai praticanti del jogging. Ogni domenica è consuetudine vedere famigliole ammassate agli ingressi di queste ville, vicino ai parcheggi. Dubito che sia noto che al centro di una di queste (non vi dico quale) vivono le nutrie e il rumore del traffico è praticamente assente. Ecco, questo è il tipo di uso/non uso a cui alludevo prima.
In diversi centri montani hanno risolto il problema della "caciara" in un modo semplice quanto brillante: chiudendo al traffico l'unica strada che porta all'inizio dei sentieri, obbligando i visitatori a percorrere a piedi un paio di chilometri prima dell'inizio vero e proprio dell'escursione.
Mi sembra di sentirvi: ma come fare coi bambini, con le persone anziane?
Vedete che non riuscite neanche mentalmente a scendere dall'auto?
Prendete a noleggio un buon cavallo, meglio ancora un docile asinello, che vi condurrà in un mondo che la vostra fantasia non riuscirebbe neanche a concepire.
E poi, concedetemi un'ultima considerazione: da quanti anni esiste l'uomo moderno? Diciamo cinquemila anni, forse più? Bene. Ora chiedetevi da quanto tempo si frequentano le spiagge per diletto. Cento anni?
Beh, un motivo ci sarà...
E ora ne approfitto per descrivervi il perché la preferisco al mare.
Non perché abbia qualcosa contro il mare, anzi. Ci ho passato innumerevoli estati della mia infanzia. Per questo motivo ad un certo punto mi ha stancato, ho inforcato la moto e l'ho diretta verso salite e tornanti.
Mi piacerebbe dirvi che non sono più tornato indietro. Di sicuro ogni volta che torno a valle ho il cuore distrutto dalla nostalgia. Non so se vi è mai capitato di trovarvi in un luogo capace di far esclamare al vostro spirito "io appartengo qui". Inoltre, riesco ad apprezzare la montagna solo in primavera-estate. Certo, i monti imbiancati d'inverno hanno il loro indiscutibile fascino. Per questo mi sono chiesto (e risposto) il perché di queste mie convinzioni e attitudini.
Il motivo è semplice: perché la montagna è selettiva. Il mare no. Inoltre non si presta ad essere facilmente usata, se non con un paio di sci ai piedi.
L'uso: ecco il fulcro del fascino che ne subisco.
Il mare non lo si vive: lo si usa. Gli unici che vivono il mare sono i pescatori e qualche raro esempio di sport subacqueo. E non venitemi a dire che il windsurfing e lo sci nautico sono degli sport: sarei tentato di proporre al comitato olimpico le gare di aquiloni ed il lancio dei coriandoli come discipline sportive.
Anche la montagna d'inverno subisce lo stesso uso: alla stregua di un pittoresco parco giochi viene violentata da orde di dementi capaci solo di correre in discesa.
Il mare accoglie tutti: grandi, piccoli, palestrati, obesi, mascalzoni, bamboccioni, nullafacenti, caciaroni e monnezzari. Tutti accomunati dall'idea che, dal momento che si paga (pagare?), si ha il diritto di fare ciò che si vuole, possibilmente sopraffacendo prossimo e natura, fracassando panorami e maroni.
La montagna, durante la bella stagione, ti comunica subito la sensazione di essere un ospite. E neanche tanto gradito. Se ti mostri rispettoso, ti si offre gratuitamente. Se sei venuto solo per far caciara, difficilmente riuscirai a percorrere pochi metri di qualsiasi sentiero: te ne tornerai a valle, raccontando a tutti che la montagna è noiosa ed è per i vecchietti (a trovarne uno!...). E' selettiva, la montagna. Tu sì, tu no. Per te ho esperienze inimmaginabili, tu provvedi di andare a ramengo e non tornare più. Nessuno sentirà la tua mancanza (per fortuna).
Non so nelle altre città, ma a Roma esistono alcuni grandi parchi (chiamati storicamente ville) il cui interno è visitabile solo per chi ha intenzione di camminare un pochino. Perciò, alcune zone più belle di queste ville sono conosciute solo a pochi appassionati e ai praticanti del jogging. Ogni domenica è consuetudine vedere famigliole ammassate agli ingressi di queste ville, vicino ai parcheggi. Dubito che sia noto che al centro di una di queste (non vi dico quale) vivono le nutrie e il rumore del traffico è praticamente assente. Ecco, questo è il tipo di uso/non uso a cui alludevo prima.
In diversi centri montani hanno risolto il problema della "caciara" in un modo semplice quanto brillante: chiudendo al traffico l'unica strada che porta all'inizio dei sentieri, obbligando i visitatori a percorrere a piedi un paio di chilometri prima dell'inizio vero e proprio dell'escursione.
Mi sembra di sentirvi: ma come fare coi bambini, con le persone anziane?
Vedete che non riuscite neanche mentalmente a scendere dall'auto?
Prendete a noleggio un buon cavallo, meglio ancora un docile asinello, che vi condurrà in un mondo che la vostra fantasia non riuscirebbe neanche a concepire.
E poi, concedetemi un'ultima considerazione: da quanti anni esiste l'uomo moderno? Diciamo cinquemila anni, forse più? Bene. Ora chiedetevi da quanto tempo si frequentano le spiagge per diletto. Cento anni?
Beh, un motivo ci sarà...
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Back home
Sono appena tornato da una settimana di vacanze.
Dove le ho passate?
LA GALLINA DEL MIO POLLAIO
Rimane di pietra, e resta di sasso
quando la guardo dall'alto in basso.
M'alza una cresta, m'inarca un ciglio,
fiera protende il suo gran cipiglio.
S'imbianca d'inverno, (mi manca la rima!),
mi piace domarla: è proprio una cima!
Dove le ho passate?
LA GALLINA DEL MIO POLLAIO
Rimane di pietra, e resta di sasso
quando la guardo dall'alto in basso.
M'alza una cresta, m'inarca un ciglio,
fiera protende il suo gran cipiglio.
S'imbianca d'inverno, (mi manca la rima!),
mi piace domarla: è proprio una cima!
martedì 9 giugno 2009
Persone che non ci sono (ma ci fanno)
Il precedente post mi introduce in una riflessione da laparotomata su un aspetto assente (e quindi inquietante) delle ultime elezioni.
Al di là degli schieramenti politici e delle loro ragioni e torti, che per il momento esulano da questo blog, qualcuno di voi ha ascoltato o letto sui media l'entità delle schede bianche e nulle?
Sono solo io che non ne ho sentito parlare affatto?
Ci si è accapigliati abbastanza sull'astensionismo, espresso certamente come voto di protesta, di disimpegno, o di disaffezione, col risultato che tutti i partiti rivendicano l'appartenenza di questa massa grigia di agnelli in salsa agrodolce.
Se io non avessi votato, sarei profondamente incazzato a veder associare il mio voto "di protesta" proprio ad una classe politica che, evidentemente, aborro o, come minimo, in cui non mi riconosco. Bella figura da agnello coglione con unico neurone.
Schede bianche e nulle.
Non-voti espressi da chi ha una maturità sociale e intellettiva da rispettare chi ti ha messo in mano una scheda, non necessariamente chi ci è stampato sopra.
Conigli che rispondono per le rime al lupo (gli altri, incoscienti, parlano del verso della corrente, e se ne vanno al mare).
Perché allora non ci si accapiglia proprio su quei voti (bianchi o nulli) che sono il vero sintomo del malessere sociale?
Ma insomma, quanti sono?
Al di là degli schieramenti politici e delle loro ragioni e torti, che per il momento esulano da questo blog, qualcuno di voi ha ascoltato o letto sui media l'entità delle schede bianche e nulle?
Sono solo io che non ne ho sentito parlare affatto?
Ci si è accapigliati abbastanza sull'astensionismo, espresso certamente come voto di protesta, di disimpegno, o di disaffezione, col risultato che tutti i partiti rivendicano l'appartenenza di questa massa grigia di agnelli in salsa agrodolce.
Se io non avessi votato, sarei profondamente incazzato a veder associare il mio voto "di protesta" proprio ad una classe politica che, evidentemente, aborro o, come minimo, in cui non mi riconosco. Bella figura da agnello coglione con unico neurone.
Schede bianche e nulle.
Non-voti espressi da chi ha una maturità sociale e intellettiva da rispettare chi ti ha messo in mano una scheda, non necessariamente chi ci è stampato sopra.
Conigli che rispondono per le rime al lupo (gli altri, incoscienti, parlano del verso della corrente, e se ne vanno al mare).
Perché allora non ci si accapiglia proprio su quei voti (bianchi o nulli) che sono il vero sintomo del malessere sociale?
Ma insomma, quanti sono?
Cose che non ci sono
Bottiglie e bicchieri sono oggetti piuttosto modesti e comuni.
Ma, se ci pensa un attimo, è il vuoto al loro interno che li rende utilizzabili.
I geometri disegnano ponti, archi, porte, finestre.
Ma è il loro spazio vuoto che rende le strade percorribili e le case abitabili.
In breve, l'uomo crea gli oggetti, ma per quanto essi possano essere arditi e funzionali, l'indispensabile è sempre ciò che non c'è, nè può essere creato.
Ma, se ci pensa un attimo, è il vuoto al loro interno che li rende utilizzabili.
I geometri disegnano ponti, archi, porte, finestre.
Ma è il loro spazio vuoto che rende le strade percorribili e le case abitabili.
In breve, l'uomo crea gli oggetti, ma per quanto essi possano essere arditi e funzionali, l'indispensabile è sempre ciò che non c'è, nè può essere creato.
giovedì 28 maggio 2009
Suocere
Essere suocere non è una casualità.
Non è neanche una scelta, una vocazione o un evento ineluttabile.
E' un cromosoma.
Infatti si può essere suocere anche a 5 anni.
O da zitelle.
Non è neanche una scelta, una vocazione o un evento ineluttabile.
E' un cromosoma.
Infatti si può essere suocere anche a 5 anni.
O da zitelle.
mercoledì 27 maggio 2009
SuperiorStabatGarou
Una delle cose che mi mette letteralmente i brividi è che la concezione di questo sito, ahem, blog, è nata senza aver minimamente percepito l'assioma lupo-garou, che per un rolegamer che si rispetti dovrebbe essere limpido come acqua di fonte (con annesso agnello più in basso in bundle).
Che ci crediate o no, tutto è stato involontario (o quasi, ma anche no).
Ian Phoelics Vralkerer
Galliard del clan Fianna
Che ci crediate o no, tutto è stato involontario (o quasi, ma anche no).
Ian Phoelics Vralkerer
Galliard del clan Fianna
Donne, capitolo I
Che c'era qualcosa che non andava se ne accorsero in tempi remoti e lo lasciarono scritto addirittura sulla Bibbia (casomai qualcuno dicesse "io non lo sapevo").
Poi nessuno ha letto più la Bibbia, e ora tutti a lamentarsi.
Infatti i preti, che la Bibbia la devono leggere per forza, sono tutti celibi.
Siccome la prima dote di un laparotata... laparotoma... di uno che non si fa i cazzi suoi è quello di osservare, io osservo, soprattutto la mattina presto andando al lavoro (c'è chi si porta il lavoro a casa... io mi porto i sogni sulla metro A...)
Premessa doverosa: io non sopporto pesi superiori ai 100 g che mi gravitino sulle clavicole o sui metacarpi. Una opzione è rappresentata dal marsupio, al quale dedicherò una ode a parte.
E, a causa dei cromosomi, mi capita spesso di osservare le donne, mie compagne di viaggio in metro suburbana. E alle loro dotazioni "al seguito".
Dotazione standard: la borsetta
Che dire? Io non riesco a trovare neanche il fazzoletto in fondo alle mie tasche; loro utilizzano il touch detector per individuare a tatto nella borsetta bersagli di diametro inferiore ai 5 mm. Chapeau.
Primo add-on: la borsa computer
Con tanto di logo in bella mostra. E io penso: e sono già due clavicole occupate. Poi guardo la mia panza, il marsupio, e penso al grande optional della costola in meno.
Poi il tarlo del laparotomata-ta-ta si insinua e formula la domanda del serpente sull'albero della conoscenza: ma non si potevano ficcare gli ammennicoli della borsetta nella borsa del computer? Qualcosa di vecchio di almeno quattromila anni risponde: no, non si poteva (e aggiunge: non hai letto i sacri testi?)
Secondo add-on: il trolley
Succede soprattutto il lunedi mattina ed il venerdi sera.
Allora, bella ragazza mia: si deduce (caro dr. Watson) che sei di origini extraterritoriali, come minimo oriunda, e tendi nel weekend a tornare alle ombrose e protettrici fronde della tua gens.
Ma allora... allora... spiegami perché:
- maledici i romani, la loro città, i loro trasporti, i loro posti di lavoro, il loro clima e le loro famiglie;
- "Roma è una città di merda, la metro è sempre affollata" (soprattutto il lunedi mattina e il venerdi pomeriggio, aggiungo io);
- "Ci sono un sacco di extracomunitari! Perché non se ne tornano al paese loro?" (questo lo penso anch'io, ma non ti dico nei confronti di chi).
Ma soprattutto...
MA PERCHE' FREQUENTI LE DISCOTECHE ROMANE IL SABATO SERA??!! Hai fatto una convenzione col Cotral? Due A/R al prezzo di un giro turistico? E poi... non lo sai che le discoteche di Roma... sono piene di romani?!!
Ma poi mi rassegno... perché, almeno due volte a settimana, ti punisci da sola: borsetta, computer e trolley. Ma figlia bella, non potevi ficcare tutto nel trolley?
Si riaffaccia sir Biss con una mela in bocca... "e fe poteva, fafeva tutto 'fto cafino?". Touché.
Terzo add-on: le bustine dello shopping
E qui mi arrendo. Dove cazzo hai fatto shopping alle 7 di mattina? Allo spaccio della Tiburtina? Ma quanti policarpi ti ritrovi per rinunciare ad infilare quelle cazzo di bustine nel trolley o nella borsa computer? Ma ti pagano per fare pubblicità? Ma ti pagano tout-court?
Quarto add-on: la borsa della palestra
E siamo al parossismo. Ricapitoliamo: borsetta, borsa computer, trolley, varie bustine shopping, e al posto della soma la borsa della palestra. Ché qualsiasi uomo, a quel punto, direbbe: ok, ginnastica l'ho fatta, ora vado a casa a farmi una bella doccia.
Loro no. Vanno al lavoro. Poi usano idraulico liquido come deodorante. E ogni volta che si appoggiano al corrimano della metro si stacca un iceberg dalla terra della Regina Maud.
(piccolo intervento di contraltare: noi uomini invece inventiamo l'aria condizionata per poter stare in ufficio in giacca e cravatta. Poveri fessi. Facciamo come le donne: domani tutti in ufficio in canotta, bermuda e ciabatte)
Almeno loro vanno in palestra con i mezzi pubblici. Allora colgo l'occasione per evocare dai recessi dell'abisso della desolazione la maleditio immonda per coloro che vanno in palestra in auto:
ma brutti stronzi, se arrivaste in palestra a piedi o in bicicletta, vi accorgereste che non avreste alcuna necessità di andare in palestra: "Oh cazzo, sono tutto sudato, torno a casa, hop, hop". Oltretutto gratis e senza fregare il posto auto ai residenti, che devono attendere il vostro fottuto turno di cyclette per poter riabbracciare i figli.
Come dite? Così non si rimorchia?
Mi appare il Serpente Piumato Quetzalcoatl con un cocomero in bocca che mi apostrofa in quetchua precolombiano: "Ma seconno te, se va 'n palestra pe' fa' ginnastica? 'A cojone, se fa' ginnastica 'doppo'..."
Poi nessuno ha letto più la Bibbia, e ora tutti a lamentarsi.
Infatti i preti, che la Bibbia la devono leggere per forza, sono tutti celibi.
Siccome la prima dote di un laparotata... laparotoma... di uno che non si fa i cazzi suoi è quello di osservare, io osservo, soprattutto la mattina presto andando al lavoro (c'è chi si porta il lavoro a casa... io mi porto i sogni sulla metro A...)
Premessa doverosa: io non sopporto pesi superiori ai 100 g che mi gravitino sulle clavicole o sui metacarpi. Una opzione è rappresentata dal marsupio, al quale dedicherò una ode a parte.
E, a causa dei cromosomi, mi capita spesso di osservare le donne, mie compagne di viaggio in metro suburbana. E alle loro dotazioni "al seguito".
Dotazione standard: la borsetta
Che dire? Io non riesco a trovare neanche il fazzoletto in fondo alle mie tasche; loro utilizzano il touch detector per individuare a tatto nella borsetta bersagli di diametro inferiore ai 5 mm. Chapeau.
Primo add-on: la borsa computer
Con tanto di logo in bella mostra. E io penso: e sono già due clavicole occupate. Poi guardo la mia panza, il marsupio, e penso al grande optional della costola in meno.
Poi il tarlo del laparotomata-ta-ta si insinua e formula la domanda del serpente sull'albero della conoscenza: ma non si potevano ficcare gli ammennicoli della borsetta nella borsa del computer? Qualcosa di vecchio di almeno quattromila anni risponde: no, non si poteva (e aggiunge: non hai letto i sacri testi?)
Secondo add-on: il trolley
Succede soprattutto il lunedi mattina ed il venerdi sera.
Allora, bella ragazza mia: si deduce (caro dr. Watson) che sei di origini extraterritoriali, come minimo oriunda, e tendi nel weekend a tornare alle ombrose e protettrici fronde della tua gens.
Ma allora... allora... spiegami perché:
- maledici i romani, la loro città, i loro trasporti, i loro posti di lavoro, il loro clima e le loro famiglie;
- "Roma è una città di merda, la metro è sempre affollata" (soprattutto il lunedi mattina e il venerdi pomeriggio, aggiungo io);
- "Ci sono un sacco di extracomunitari! Perché non se ne tornano al paese loro?" (questo lo penso anch'io, ma non ti dico nei confronti di chi).
Ma soprattutto...
MA PERCHE' FREQUENTI LE DISCOTECHE ROMANE IL SABATO SERA??!! Hai fatto una convenzione col Cotral? Due A/R al prezzo di un giro turistico? E poi... non lo sai che le discoteche di Roma... sono piene di romani?!!
Ma poi mi rassegno... perché, almeno due volte a settimana, ti punisci da sola: borsetta, computer e trolley. Ma figlia bella, non potevi ficcare tutto nel trolley?
Si riaffaccia sir Biss con una mela in bocca... "e fe poteva, fafeva tutto 'fto cafino?". Touché.
Terzo add-on: le bustine dello shopping
E qui mi arrendo. Dove cazzo hai fatto shopping alle 7 di mattina? Allo spaccio della Tiburtina? Ma quanti policarpi ti ritrovi per rinunciare ad infilare quelle cazzo di bustine nel trolley o nella borsa computer? Ma ti pagano per fare pubblicità? Ma ti pagano tout-court?
Quarto add-on: la borsa della palestra
E siamo al parossismo. Ricapitoliamo: borsetta, borsa computer, trolley, varie bustine shopping, e al posto della soma la borsa della palestra. Ché qualsiasi uomo, a quel punto, direbbe: ok, ginnastica l'ho fatta, ora vado a casa a farmi una bella doccia.
Loro no. Vanno al lavoro. Poi usano idraulico liquido come deodorante. E ogni volta che si appoggiano al corrimano della metro si stacca un iceberg dalla terra della Regina Maud.
(piccolo intervento di contraltare: noi uomini invece inventiamo l'aria condizionata per poter stare in ufficio in giacca e cravatta. Poveri fessi. Facciamo come le donne: domani tutti in ufficio in canotta, bermuda e ciabatte)
Almeno loro vanno in palestra con i mezzi pubblici. Allora colgo l'occasione per evocare dai recessi dell'abisso della desolazione la maleditio immonda per coloro che vanno in palestra in auto:
ma brutti stronzi, se arrivaste in palestra a piedi o in bicicletta, vi accorgereste che non avreste alcuna necessità di andare in palestra: "Oh cazzo, sono tutto sudato, torno a casa, hop, hop". Oltretutto gratis e senza fregare il posto auto ai residenti, che devono attendere il vostro fottuto turno di cyclette per poter riabbracciare i figli.
Come dite? Così non si rimorchia?
Mi appare il Serpente Piumato Quetzalcoatl con un cocomero in bocca che mi apostrofa in quetchua precolombiano: "Ma seconno te, se va 'n palestra pe' fa' ginnastica? 'A cojone, se fa' ginnastica 'doppo'..."
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Cose che non c'entrano 1 (cit.)
Una persona per la quale nutro metà dell'ammirazione che merita (aricit.) ha detto un giorno: "Scrivi! Scrivi qualsiasi cosa, ma scrivi! Sicuramente farà ridere!...". Ora, siccome è estraneo alla mia weltanschauung fare ridere o anche solo il provarci, io resto adeso al programma del mio primo post. Ovvero, questo è il mio intimate network, catch as you can. Per cui mi/vi delizierò con sproloqui di cui faticherete a trovare nessi.
Del resto, ripeto, questo è un blog che non voleva essere un blog.
Diciamo che do la stura ad una sorta di stream of consciousness, scrivendo e/o citando brani che forse, ad una prima lettura, sembrerebbero più adatti ad uno show che ad un manuale di laparatomia sociologica.
Resta sottinteso che tutti i testi inediti sono rigorosamente coperti da copyright. Ho infatti inviato i manoscritti al mio avvocato difensore, che interverrà in caso di controversie.
Il mio avvocato difensore è una mazza da baseball Spaccarotule modello Black 17 lungo, che non so cosa cazzo significhi, ma rende l'idea.
Può essere usata di taglio, e, talvolta, anche di punta.
E questo si capisce anche senza spiegarlo.
Del resto, ripeto, questo è un blog che non voleva essere un blog.
Diciamo che do la stura ad una sorta di stream of consciousness, scrivendo e/o citando brani che forse, ad una prima lettura, sembrerebbero più adatti ad uno show che ad un manuale di laparatomia sociologica.
Resta sottinteso che tutti i testi inediti sono rigorosamente coperti da copyright. Ho infatti inviato i manoscritti al mio avvocato difensore, che interverrà in caso di controversie.
Il mio avvocato difensore è una mazza da baseball Spaccarotule modello Black 17 lungo, che non so cosa cazzo significhi, ma rende l'idea.
Può essere usata di taglio, e, talvolta, anche di punta.
E questo si capisce anche senza spiegarlo.
Equilibri
Gli agnelli tecnocrati della nostra epoca ci hanno insegnato che l'equilibrio è invariabilmente quantificato in 50 e 50.
Sbagliato.
O almeno, 50-50 non è l'unico equilibrio della nostra natura umana.
Esistono altri equilibri, non meno validi; 51 e 49, ad esempio.
Ma ci si può spingere anche molto più in là. Sempre, ovviamente, tenendo presente il nostro dualismo lupo/agnello.
Che, avrete capito, è il leit-motiv di questo blog (che non voleva essere un blog).
Cosa serve per giudicare "equilibrata" una coppia? 50-50, è la nostra idilliaca risposta.
Ma già nel giardino dell'Eden qualcosa non andava per il verso giusto.
Come fa a resistere nel tempo una coppia dove lui picchia a sangue lei ogni giorno?
98-2.
E', incredibilmente, un equilibrio che una coppia di questo tipo rappresenta. Indissolubile. Io ti picchio per un nonnulla, e tu stai lì a prenderle. Punto. E siamo una coppia.
Certo, dovrai coprire ogni volta i lividi sul tuo corpo. Non è bello doverti giustificare di fronte alle tue amiche. Sei caduta: ti succede spesso ultimamente.
E siamo una coppia.
98-2.
E siamo in equilibrio.
Cosa significa? Che io te le do, e tu le prendi. Semplice.
Il lupo prepotente e l'agnello che, invece di sfancularlo, se ne fa una ragione.
98-2. E' un equilibrio.
51-51 non è un equilibrio.
E neanche 49-49.
Sbagliato.
O almeno, 50-50 non è l'unico equilibrio della nostra natura umana.
Esistono altri equilibri, non meno validi; 51 e 49, ad esempio.
Ma ci si può spingere anche molto più in là. Sempre, ovviamente, tenendo presente il nostro dualismo lupo/agnello.
Che, avrete capito, è il leit-motiv di questo blog (che non voleva essere un blog).
Cosa serve per giudicare "equilibrata" una coppia? 50-50, è la nostra idilliaca risposta.
Ma già nel giardino dell'Eden qualcosa non andava per il verso giusto.
Come fa a resistere nel tempo una coppia dove lui picchia a sangue lei ogni giorno?
98-2.
E', incredibilmente, un equilibrio che una coppia di questo tipo rappresenta. Indissolubile. Io ti picchio per un nonnulla, e tu stai lì a prenderle. Punto. E siamo una coppia.
Certo, dovrai coprire ogni volta i lividi sul tuo corpo. Non è bello doverti giustificare di fronte alle tue amiche. Sei caduta: ti succede spesso ultimamente.
E siamo una coppia.
98-2.
E siamo in equilibrio.
Cosa significa? Che io te le do, e tu le prendi. Semplice.
Il lupo prepotente e l'agnello che, invece di sfancularlo, se ne fa una ragione.
98-2. E' un equilibrio.
51-51 non è un equilibrio.
E neanche 49-49.
Perché SuperiorStabatLupus?
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si abbeveravano allo stessoFin qui la favola del grande Fedro.
ruscello.
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Il lupo era più in alto
e, un po' più lontano, in basso, l'agnello.
Il lupo cercò subito la causa di
un litigio, incitato dalla sua gola insaziabile.
"Smetti di bere" disse "Non
vedi che mi intorbidi l'acqua?
E l'agnello, tremando:
"Ma come è
possibile" rispose l'agnello "se l'acqua scorre da te verso di me?"
Ma il
lupo aggiunse:
"Sei mesi fa hai parlato male di me!"
"Sei mesi fa... non
ero ancora nato!" rispose l'agnello.
"E allora sarà stato tuo padre a parlare
male di me!"
E così, senza aggiungere altro, lo uccise.
Chi è il lupo? E l'agnello?
Vediamo un po'. Il lupo dice (e fa) esattamente quello che ci si aspetterebbe da un lupo.
Io sono il prepotente, e tu sei il debole.
Io l'autorità, tu subisci.
Tu sei preda, e io me te magno (cit.)
L'agnello no. L'agnello non si comporta in maniera speculare, portandosi allo stesso livello del lupo, ma anzi, si pone in modalità diametralmente opposta.
L'agnello tenta, incredibilmente e invano, di riportare il lupo sulla strada del ragionamento logico, rendendosi, di fatto, ancora più debole e preda.
E, in un certo senso, altrettanto prepotente e vanesio del lupo nel cercare di insinuare il germe della razionalità in un discorso già determinato.
Fedro era troppo intelligente per non poter prevedere altre possibili risposte da parte dell'agnello.
Volete provare anche voi? Cimentatevi, e, credetemi, è un utile esercizio.
Di possibili risposte me ne vengono almeno tre:
"Fottiti"
"Non sto bevendo, sto cagando"
e poi la mia preferita:
"Hai perfettamente ragione. Scusa, lupo, perdona la mia ingenuità. Per riparare il mio torto, ti propongo di scambiarci di posto" !
(Non che queste risposte evitino la morte dell'agnello, anzi, semmai la renderebbero più rapida. Ma come vi dicevo, essa è già preordinata).
E' evidente che Fedro vuole dirci qualcosa.
C'è un po' di lupo e d'agnello in tutti noi. Prepotenti e ottusi, predatori e prede, illogici e logici, passionali e razionali...
L'influenza orientale, riassunta in tempi più recenti dal dualismo Yin-Yang è fin troppo evidente. Una perfetta istantanea della nostra natura umana, in ogni epoca.
Avrei potuto anche chiamare questo blog "ilreènudo.blogspot.eccetera".
Ma vuoi mettere?
lunedì 18 maggio 2009
E vai di blog
Questo è il mio primo post.
Questo è il mio blog che non voleva essere un blog.
All'inizio era presente il concetto di un sito, articolato, forse troppo articolato, nel quale sciogliere i meandri della mia idea di intimate network.
Sì, intimate network, il contrario di social network.
Perché il mio social network già esiste. E' fatto dalla cerchia dei miei amici, dalle serate che passo con chi ho il piacere di condividerle, dalla musica che ascolto insieme a chi è o sarà in grado di apprezzarla o criticarla, dalle (purtroppo rade) scorpacciate e bevute con chi condivide le mie (purtroppo troppe) passioni.
E' fatto dai miei interessi, dalle mie paure, dai miei dubbi, dalle mie nefandezze, dalle mie certezze, dalle mie idee, dai miei eroismi e dalle mie cazzate. Ma soprattutto, è fatto da chi ha contribuito, nel bene e nel male, a essere me stesso.
Il social network (internet 2.0, quasi un voto più che insufficiente) a cui ci vogliono abituare è fatto di cose come Feisbùk (e similari).
Io odio Feisbùk.
Feisbùk, è come stare in vetrina.
Di persone che stanno in vetrina, che io sappia, ce ne sono ad Amsterdam.
Ma almeno loro si fanno pagare.
Voglio dire, a tutto c'è un prezzo.
E, sempre che io sappia, non è che poi se la passino tanto bene.
Feisbùk. Ritrovare i tuoi amici di infanzia.
Come disse qualcuno, compiendo l'eroico gesto di unire una sinapsi ed un neurone, se vi siete persi di vista un motivo ci sarà.
Ma serve anche per lavorare, mi dicono. A parte il lavoro in vetrina di cui sopra, a me per lavorare basta un telefono e Exchange (sì, lo so, ma non è colpa mia).
Ora vogliono impormi Blackberry.
Vade retro Blackberry!
Non so quanti anni avete voi, ma io rimpiango i tempi del Teledrin.
Per i più giovani, il teledrin era un simpatico apparecchietto, che riceveva messaggi (numerici!) spediti via telefono da chi si voleva mettere in contatto con voi.
NON comunicare, ma mettersi in contatto. In un certo senso, la richiesta di essere, *volendo*, richiamati.
Questo ciospino aveva tre ENORMI privilegi, che il so-called so-cial network ha distrutto:
Eri tu a "taggare" chi ti chiamava. Non il contrario.
Il teledrin è morto. Que viva teledrin.
Questo è il mio blog che non voleva essere un blog.
All'inizio era presente il concetto di un sito, articolato, forse troppo articolato, nel quale sciogliere i meandri della mia idea di intimate network.
Sì, intimate network, il contrario di social network.
Perché il mio social network già esiste. E' fatto dalla cerchia dei miei amici, dalle serate che passo con chi ho il piacere di condividerle, dalla musica che ascolto insieme a chi è o sarà in grado di apprezzarla o criticarla, dalle (purtroppo rade) scorpacciate e bevute con chi condivide le mie (purtroppo troppe) passioni.
E' fatto dai miei interessi, dalle mie paure, dai miei dubbi, dalle mie nefandezze, dalle mie certezze, dalle mie idee, dai miei eroismi e dalle mie cazzate. Ma soprattutto, è fatto da chi ha contribuito, nel bene e nel male, a essere me stesso.
Il social network (internet 2.0, quasi un voto più che insufficiente) a cui ci vogliono abituare è fatto di cose come Feisbùk (e similari).
Io odio Feisbùk.
Feisbùk, è come stare in vetrina.
Di persone che stanno in vetrina, che io sappia, ce ne sono ad Amsterdam.
Ma almeno loro si fanno pagare.
Voglio dire, a tutto c'è un prezzo.
E, sempre che io sappia, non è che poi se la passino tanto bene.
Feisbùk. Ritrovare i tuoi amici di infanzia.
Come disse qualcuno, compiendo l'eroico gesto di unire una sinapsi ed un neurone, se vi siete persi di vista un motivo ci sarà.
Ma serve anche per lavorare, mi dicono. A parte il lavoro in vetrina di cui sopra, a me per lavorare basta un telefono e Exchange (sì, lo so, ma non è colpa mia).
Ora vogliono impormi Blackberry.
Vade retro Blackberry!
Non so quanti anni avete voi, ma io rimpiango i tempi del Teledrin.
Per i più giovani, il teledrin era un simpatico apparecchietto, che riceveva messaggi (numerici!) spediti via telefono da chi si voleva mettere in contatto con voi.
NON comunicare, ma mettersi in contatto. In un certo senso, la richiesta di essere, *volendo*, richiamati.
Questo ciospino aveva tre ENORMI privilegi, che il so-called so-cial network ha distrutto:
- la stringatezza (e quindi la concretezza) del messaggio;
- nessun feedback: non c'era la minima garanzia che il messaggio era stato ricevuto. Da qui il terzo vantaggio:
- totale discrezione (altro che s.n.) lasciata al chiamato se richiamare o fare lo gnorri.
Eri tu a "taggare" chi ti chiamava. Non il contrario.
Il teledrin è morto. Que viva teledrin.
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