sabato 20 giugno 2009

Lupi di mare e di montagna

Sì, vabbè, la soluzione dell'indovinello cretino quanto basta era proprio: la montagna.
E ora ne approfitto per descrivervi il perché la preferisco al mare.
Non perché abbia qualcosa contro il mare, anzi. Ci ho passato innumerevoli estati della mia infanzia. Per questo motivo ad un certo punto mi ha stancato, ho inforcato la moto e l'ho diretta verso salite e tornanti.
Mi piacerebbe dirvi che non sono più tornato indietro. Di sicuro ogni volta che torno a valle ho il cuore distrutto dalla nostalgia. Non so se vi è mai capitato di trovarvi in un luogo capace di far esclamare al vostro spirito "io appartengo qui". Inoltre, riesco ad apprezzare la montagna solo in primavera-estate. Certo, i monti imbiancati d'inverno hanno il loro indiscutibile fascino. Per questo mi sono chiesto (e risposto) il perché di queste mie convinzioni e attitudini.
Il motivo è semplice: perché la montagna è selettiva. Il mare no. Inoltre non si presta ad essere facilmente usata, se non con un paio di sci ai piedi.
L'uso: ecco il fulcro del fascino che ne subisco.
Il mare non lo si vive: lo si usa. Gli unici che vivono il mare sono i pescatori e qualche raro esempio di sport subacqueo. E non venitemi a dire che il windsurfing e lo sci nautico sono degli sport: sarei tentato di proporre al comitato olimpico le gare di aquiloni ed il lancio dei coriandoli come discipline sportive.
Anche la montagna d'inverno subisce lo stesso uso: alla stregua di un pittoresco parco giochi viene violentata da orde di dementi capaci solo di correre in discesa.
Il mare accoglie tutti: grandi, piccoli, palestrati, obesi, mascalzoni, bamboccioni, nullafacenti, caciaroni e monnezzari. Tutti accomunati dall'idea che, dal momento che si paga (pagare?), si ha il diritto di fare ciò che si vuole, possibilmente sopraffacendo prossimo e natura, fracassando panorami e maroni.
La montagna, durante la bella stagione, ti comunica subito la sensazione di essere un ospite. E neanche tanto gradito. Se ti mostri rispettoso, ti si offre gratuitamente. Se sei venuto solo per far caciara, difficilmente riuscirai a percorrere pochi metri di qualsiasi sentiero: te ne tornerai a valle, raccontando a tutti che la montagna è noiosa ed è per i vecchietti (a trovarne uno!...). E' selettiva, la montagna. Tu sì, tu no. Per te ho esperienze inimmaginabili, tu provvedi di andare a ramengo e non tornare più. Nessuno sentirà la tua mancanza (per fortuna).
Non so nelle altre città, ma a Roma esistono alcuni grandi parchi (chiamati storicamente ville) il cui interno è visitabile solo per chi ha intenzione di camminare un pochino. Perciò, alcune zone più belle di queste ville sono conosciute solo a pochi appassionati e ai praticanti del jogging. Ogni domenica è consuetudine vedere famigliole ammassate agli ingressi di queste ville, vicino ai parcheggi. Dubito che sia noto che al centro di una di queste (non vi dico quale) vivono le nutrie e il rumore del traffico è praticamente assente. Ecco, questo è il tipo di uso/non uso a cui alludevo prima.
In diversi centri montani hanno risolto il problema della "caciara" in un modo semplice quanto brillante: chiudendo al traffico l'unica strada che porta all'inizio dei sentieri, obbligando i visitatori a percorrere a piedi un paio di chilometri prima dell'inizio vero e proprio dell'escursione.
Mi sembra di sentirvi: ma come fare coi bambini, con le persone anziane?
Vedete che non riuscite neanche mentalmente a scendere dall'auto?
Prendete a noleggio un buon cavallo, meglio ancora un docile asinello, che vi condurrà in un mondo che la vostra fantasia non riuscirebbe neanche a concepire.
E poi, concedetemi un'ultima considerazione: da quanti anni esiste l'uomo moderno? Diciamo cinquemila anni, forse più? Bene. Ora chiedetevi da quanto tempo si frequentano le spiagge per diletto. Cento anni?
Beh, un motivo ci sarà...

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