mercoledì 24 giugno 2009

Lupi, o agnelli?

Essere messi in condizione di non sapere è cosa ben diversa dal non sapere.
Così, casomai ve lo foste perso.

lunedì 22 giugno 2009

La misura è colma & faccio outing

A Roma si direbbe "l'avete fatta fôra der vasetto", ma siccome una rosa è una rosa è una rosa, dico "avete rotto er cazzo tutto".
Visto che il mago Otelma in borghese si dà alle esternazioni, esterno pure io per dire che, in ogni tempo e in ogni paese, un gravissimo pericolo per la democrazia è rappresentato dalla censura.

sabato 20 giugno 2009

Lupi di mare e di montagna

Sì, vabbè, la soluzione dell'indovinello cretino quanto basta era proprio: la montagna.
E ora ne approfitto per descrivervi il perché la preferisco al mare.
Non perché abbia qualcosa contro il mare, anzi. Ci ho passato innumerevoli estati della mia infanzia. Per questo motivo ad un certo punto mi ha stancato, ho inforcato la moto e l'ho diretta verso salite e tornanti.
Mi piacerebbe dirvi che non sono più tornato indietro. Di sicuro ogni volta che torno a valle ho il cuore distrutto dalla nostalgia. Non so se vi è mai capitato di trovarvi in un luogo capace di far esclamare al vostro spirito "io appartengo qui". Inoltre, riesco ad apprezzare la montagna solo in primavera-estate. Certo, i monti imbiancati d'inverno hanno il loro indiscutibile fascino. Per questo mi sono chiesto (e risposto) il perché di queste mie convinzioni e attitudini.
Il motivo è semplice: perché la montagna è selettiva. Il mare no. Inoltre non si presta ad essere facilmente usata, se non con un paio di sci ai piedi.
L'uso: ecco il fulcro del fascino che ne subisco.
Il mare non lo si vive: lo si usa. Gli unici che vivono il mare sono i pescatori e qualche raro esempio di sport subacqueo. E non venitemi a dire che il windsurfing e lo sci nautico sono degli sport: sarei tentato di proporre al comitato olimpico le gare di aquiloni ed il lancio dei coriandoli come discipline sportive.
Anche la montagna d'inverno subisce lo stesso uso: alla stregua di un pittoresco parco giochi viene violentata da orde di dementi capaci solo di correre in discesa.
Il mare accoglie tutti: grandi, piccoli, palestrati, obesi, mascalzoni, bamboccioni, nullafacenti, caciaroni e monnezzari. Tutti accomunati dall'idea che, dal momento che si paga (pagare?), si ha il diritto di fare ciò che si vuole, possibilmente sopraffacendo prossimo e natura, fracassando panorami e maroni.
La montagna, durante la bella stagione, ti comunica subito la sensazione di essere un ospite. E neanche tanto gradito. Se ti mostri rispettoso, ti si offre gratuitamente. Se sei venuto solo per far caciara, difficilmente riuscirai a percorrere pochi metri di qualsiasi sentiero: te ne tornerai a valle, raccontando a tutti che la montagna è noiosa ed è per i vecchietti (a trovarne uno!...). E' selettiva, la montagna. Tu sì, tu no. Per te ho esperienze inimmaginabili, tu provvedi di andare a ramengo e non tornare più. Nessuno sentirà la tua mancanza (per fortuna).
Non so nelle altre città, ma a Roma esistono alcuni grandi parchi (chiamati storicamente ville) il cui interno è visitabile solo per chi ha intenzione di camminare un pochino. Perciò, alcune zone più belle di queste ville sono conosciute solo a pochi appassionati e ai praticanti del jogging. Ogni domenica è consuetudine vedere famigliole ammassate agli ingressi di queste ville, vicino ai parcheggi. Dubito che sia noto che al centro di una di queste (non vi dico quale) vivono le nutrie e il rumore del traffico è praticamente assente. Ecco, questo è il tipo di uso/non uso a cui alludevo prima.
In diversi centri montani hanno risolto il problema della "caciara" in un modo semplice quanto brillante: chiudendo al traffico l'unica strada che porta all'inizio dei sentieri, obbligando i visitatori a percorrere a piedi un paio di chilometri prima dell'inizio vero e proprio dell'escursione.
Mi sembra di sentirvi: ma come fare coi bambini, con le persone anziane?
Vedete che non riuscite neanche mentalmente a scendere dall'auto?
Prendete a noleggio un buon cavallo, meglio ancora un docile asinello, che vi condurrà in un mondo che la vostra fantasia non riuscirebbe neanche a concepire.
E poi, concedetemi un'ultima considerazione: da quanti anni esiste l'uomo moderno? Diciamo cinquemila anni, forse più? Bene. Ora chiedetevi da quanto tempo si frequentano le spiagge per diletto. Cento anni?
Beh, un motivo ci sarà...

Back home

Sono appena tornato da una settimana di vacanze.
Dove le ho passate?

LA GALLINA DEL MIO POLLAIO
Rimane di pietra, e resta di sasso
quando la guardo dall'alto in basso.
M'alza una cresta, m'inarca un ciglio,
fiera protende il suo gran cipiglio.
S'imbianca d'inverno, (mi manca la rima!),
mi piace domarla: è proprio una cima!

martedì 9 giugno 2009

Persone che non ci sono (ma ci fanno)

Il precedente post mi introduce in una riflessione da laparotomata su un aspetto assente (e quindi inquietante) delle ultime elezioni.
Al di là degli schieramenti politici e delle loro ragioni e torti, che per il momento esulano da questo blog, qualcuno di voi ha ascoltato o letto sui media l'entità delle schede bianche e nulle?

Sono solo io che non ne ho sentito parlare affatto?

Ci si è accapigliati abbastanza sull'astensionismo, espresso certamente come voto di protesta, di disimpegno, o di disaffezione, col risultato che tutti i partiti rivendicano l'appartenenza di questa massa grigia di agnelli in salsa agrodolce.
Se io non avessi votato, sarei profondamente incazzato a veder associare il mio voto "di protesta" proprio ad una classe politica che, evidentemente, aborro o, come minimo, in cui non mi riconosco. Bella figura da agnello coglione con unico neurone.
Schede bianche e nulle.
Non-voti espressi da chi ha una maturità sociale e intellettiva da rispettare chi ti ha messo in mano una scheda, non necessariamente chi ci è stampato sopra.
Conigli che rispondono per le rime al lupo (gli altri, incoscienti, parlano del verso della corrente, e se ne vanno al mare).

Perché allora non ci si accapiglia proprio su quei voti (bianchi o nulli) che sono il vero sintomo del malessere sociale?

Ma insomma, quanti sono?

Cose che non ci sono

Bottiglie e bicchieri sono oggetti piuttosto modesti e comuni.
Ma, se ci pensa un attimo, è il vuoto al loro interno che li rende utilizzabili.
I geometri disegnano ponti, archi, porte, finestre.
Ma è il loro spazio vuoto che rende le strade percorribili e le case abitabili.

In breve, l'uomo crea gli oggetti, ma per quanto essi possano essere arditi e funzionali, l'indispensabile è sempre ciò che non c'è, nè può essere creato.